Antincendio
La valutazione del rischio di incendio: che cosa deve contenere e da dove si parte
È il primo passo di ogni progetto antincendio e quello che più spesso si salta o si riduce a un modulo. Il Codice di prevenzione incendi dice che cosa deve contenere almeno: sei argomenti, dai pericoli alle misure che li riducono. Ecco come si leggono e come ci si prepara.
I valori e i paragrafi di questo articolo sono quelli del Codice di prevenzione incendi (DM 3 agosto 2015, allegato 1) nell'edizione coordinata dei Vigili del fuoco in vigore dal 1° gennaio 2023, revisione 00, riscontrati sul testo l'11 ottobre 2026. Una ricerca in rete della stessa data, limitata ai capitoli G.3, S.2 e S.4 e agli anni 2025 e 2026, non ha dato provvedimenti che li modifichino; per gli altri capitoli citati non è stata fatta. Non è un riscontro in Gazzetta Ufficiale, che va fatto prima di usare un valore in un progetto. Questa è la spiegazione di un metodo, non un calcolo da depositare.
Il posto nel metodo
Progettare la sicurezza antincendio, dice il Codice, significa individuare le soluzioni tecniche e gestionali per raggiungere gli obiettivi primari della prevenzione incendi: la sicurezza della vita umana, l'incolumità delle persone, la tutela dei beni e dell'ambiente (G.2.5). Il percorso è un processo iterativo in cinque passi (G.2.6, comma 1): lo scopo della progettazione, gli obiettivi di sicurezza, la valutazione del rischio, i profili di rischio e la strategia antincendio, che comprende la strategia complessiva, i livelli di prestazione e le soluzioni progettuali. Se il risultato non è compatibile con lo scopo, il progettista ripete la strategia.
Nei luoghi di lavoro la valutazione del rischio di incendio vive dentro la valutazione dei rischi del datore di lavoro (D.Lgs 81/2008, art. 28 e 29), e la prevenzione incendi è regolata dall'art. 46, attuato dai decreti del settembre 2021: ne parliamo in Minicodice o Codice?. Qui seguiamo il metodo del Codice, che vale per ogni attività.
I sei argomenti minimi
Il Codice non detta una scheda da compilare. Una nota a G.2.6.1 precisa che la valutazione è un'analisi della specifica attività, finalizzata a individuare le più severe ma credibili ipotesi d'incendio e le conseguenze per occupanti, beni e ambiente; e il comma 2 dice che deve contenere almeno questi argomenti:
| Argomento (formulazione in sintesi) | Che cosa si guarda | |
|---|---|---|
| a | Individuazione dei pericoli d'incendio | Sorgenti d'innesco, materiali combustibili o infiammabili, carico d'incendio, interazione inneschi-combustibili, quantitativi rilevanti di miscele o sostanze pericolose, lavorazioni pericolose, possibile formazione di atmosfere esplosive |
| b | Contesto e ambiente in cui i pericoli sono inseriti | Accessibilità e viabilità, layout aziendale, distanziamenti e separazioni, caratteristiche degli edifici, altezza, piani interrati, compartimentazione, aerazione e smaltimento di fumi e calore |
| c | Quantità e tipologia degli occupanti esposti | Quante persone, e di che tipo |
| d | Individuazione dei beni esposti al rischio d'incendio | Che cosa si perderebbe |
| e | Conseguenze dell'incendio su occupanti, beni e ambiente | Valutazione qualitativa o quantitativa |
| f | Individuazione delle misure preventive che possano rimuovere o ridurre i pericoli che determinano rischi significativi | Le misure che tolgono i pericoli, o li riducono, là dove il rischio è significativo |
Fonte: DM 3/8/2015, par. G.2.6.1, comma 2. Argomenti e esempi in sintesi, tratti dal Codice.
La figura mette in pianta i primi quattro argomenti: dove sono i combustibili e le sorgenti d'innesco, chi c'è, per dove si esce. Gli ultimi due, le conseguenze e le misure, nascono dal confronto fra ciò che la mappa mostra e ciò che si è disposti a perdere.
Quale metodo si usa
Il Codice lascia la scelta: il progettista impiega uno dei metodi di regola dell'arte, «in relazione alla complessità dell'attività trattata» (G.2.6.1, comma 1). Per un'attività semplice può bastare un'analisi qualitativa ben scritta; per un impianto con processi, stoccaggi e molte persone serve un metodo più strutturato, con ipotesi d'incendio e scenari. Quello che non cambia sono i sei argomenti.
Quando la valutazione cambia
- C'è una regola tecnica verticale per la tua attività (la sezione V del Codice: uffici, alberghi, scuole, strutture sanitarie…): la valutazione si limita agli aspetti peculiari della specifica attività (G.2.6.1, comma 3).
- Gas, vapori, nebbie o polveri combustibili: la valutazione include anche il rischio di atmosfere esplosive (capitolo V.2).
- Livelli di prestazione diversi da quelli proposti: il Codice li ammette solo nelle attività con valutazione del progetto da parte dei Vigili del fuoco; se sono inferiori a quelli proposti, il progettista deve dimostrare gli obiettivi di sicurezza con uno dei metodi del paragrafo G.2.7 (G.2.6.4).
Che cosa ne discende
Valutato il rischio, il progettista attribuisce i tre profili di rischio (Rvita, Rbeni, Rambiente), che sono indicatori speditivi e non sostituiscono la valutazione (G.2.6.2); poi sceglie, per ciascuna misura antincendio, il livello di prestazione e la soluzione che lo garantisce (G.2.6.3, G.2.6.4 e G.2.6.5). Come si attribuiscono i profili lo trovi in Profili di rischio; come il profilo Rvita diventa uscite e larghezze, in Calcolo dell'esodo.
Che cosa preparare
Prima del primo incontro con il tecnico, raccogli: la pianta di ogni piano con le destinazioni dei locali; quante persone ci sono, quando e di che tipo (dipendenti, clienti, ospiti che dormono); che cosa si stocca e in che quantità, compresi liquidi infiammabili e bombole; le lavorazioni che producono calore o scintille; i quadri elettrici e le centrali termiche; l'elenco degli impianti antincendio esistenti con le date degli ultimi controlli. Con questi dati il lavoro parte da basi solide.
Puoi misurarti con la pagina di autocontrollo e con la checklist per le attività commerciali: non sostituiscono la valutazione, ma mostrano quanto già sai.
- Profili di rischio: tre indicatori sintetici: Rvita per la vita, Rbeni per i beni, Rambiente per l'ambiente; li spieghiamo in un altro articolo
- Livello di prestazione: quanto è esigente una misura antincendio, indicato con un numero romano (I, II, III…)
- Strategia antincendio: l'insieme delle misure di prevenzione, protezione e gestione scelte per ridurre il rischio
- Ipotesi d'incendio: lo scenario che si assume per valutare le conseguenze: dove parte, che cosa brucia, come si propaga
- Compartimento: una parte dell'edificio separata dal resto in modo da contenere l'incendio
È una spiegazione del metodo. Non sostituisce il progetto: profili di rischio, affollamento, uscite e classi li attribuisce e li firma il professionista antincendio, sulla base dell'attività reale.
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