UFFICIMAGAZZINOLABORATORIOCORRIDOIOSALA RIUNIONIDEPOSITORivelatorePulsanteUscitaRaccoltaVia d'esodoTAV. 01 · PIANTA TIPO · RIVELAZIONE ED ESODOSchema, non in scala · DM 3/8/2015 · UNI EN ISO 7010

Antincendio

Profili di rischio Rvita, Rbeni e Rambiente: che cosa sono e come si attribuiscono

Tre sigle, un solo scopo: dire in una riga che tipo di rischio ha un'attività. Da Rvita dipendono esodo e livelli di protezione; da Rbeni il valore di ciò che si vuole salvare. Ecco come si arriva a ciascuno, con le tabelle del Codice.

Ing. Eduardo BoenziAntincendioLettura: 8 minutiTesto del Codice riscontrato l'11 ottobre 2026
Il testo su cui si legge

I valori e i paragrafi di questo articolo sono quelli del Codice di prevenzione incendi (DM 3 agosto 2015, allegato 1) nell'edizione coordinata dei Vigili del fuoco in vigore dal 1° gennaio 2023, revisione 00, riscontrati sul testo l'11 ottobre 2026. Una ricerca in rete della stessa data, limitata ai capitoli G.3, S.2 e S.4 e agli anni 2025 e 2026, non ha dato provvedimenti che li modifichino; per gli altri capitoli citati non è stata fatta. Non è un riscontro in Gazzetta Ufficiale, che va fatto prima di usare un valore in un progetto. Questa è la spiegazione di un metodo, non un calcolo da depositare.

Che cosa sono

Dopo aver valutato il rischio d'incendio dell'attività (come si fa, nell'articolo dedicato), il progettista attribuisce tre profili di rischio (G.2.6.2, G.3.1):

  • Rvita: la salvaguardia della vita umana. Si attribuisce per ciascun compartimento e, dove serve, per ciascuno spazio a cielo libero;
  • Rbeni: la salvaguardia dei beni economici, per l'intera attività o per suoi ambiti;
  • Rambiente: la tutela dell'ambiente dagli effetti dell'incendio, anch'esso per l'intera attività o per suoi ambiti.

Il Codice dice una cosa che conviene tenere a mente: i profili sono indicatori speditivi e sintetici e non sostituiscono la valutazione dettagliata del rischio.

Rvita: chi c'è, e quanto in fretta cresce l'incendio

Rvita nasce dall'incrocio di due fattori (G.3.2.1): le caratteristiche prevalenti degli occupanti (δocc, una lettera) e la velocità caratteristica prevalente di crescita dell'incendio (δα, un numero da 1 a 4), misurata dal tempo tα che la potenza termica impiega a raggiungere 1000 kW. «Prevalente» è la parola chiave: conta ciò che è rappresentativo in qualsiasi condizione d'esercizio, non il caso occasionale. Un ufficio con una modesta presenza di pubblico, solo occasionale e breve, può restare A.

Tabella G.3-1 · Caratteristiche prevalenti degli occupanti
δoccGli occupanti…Esempi
Asono svegli e hanno familiarità con l'edificioUfficio non aperto al pubblico, scuola, autorimessa privata, attività produttive in genere, depositi
Bsono svegli e non hanno familiarità con l'edificioAttività commerciale, autorimessa pubblica, ristorante, ufficio aperto al pubblico, studio medico, centro congressi
Cipossono dormire, in attività individuale di lunga durataCivile abitazione
Ciipossono dormire, in attività gestita di lunga durataDormitorio, residence, studentato
Ciiipossono dormire, in attività gestita di breve durataAlbergo, rifugio alpino
Dricevono cure medicheDegenza ospedaliera, terapia intensiva, sala operatoria, residenza per non autosufficienti
Esono in transitoStazione ferroviaria, aeroporto, stazione metropolitana

Fonte: DM 3/8/2015, tab. G.3-1 (esempi in sintesi).

Tabella G.3-2 · Velocità caratteristica prevalente di crescita dell'incendio
δαtαQuando
1 · lenta600 sCarico d'incendio specifico qf ≤ 200 MJ/m², o materiali che contribuiscono in modo trascurabile
2 · media300 sPrevalentemente materiali che contribuiscono in modo moderato
3 · rapida150 sSignificative quantità di plastica impilata, tessili sintetici, apparecchiature elettriche ed elettroniche, combustibili non classificati per reazione al fuoco; impilamento con 3,0 m < h ≤ 5,0 m; impianti o processi con molti combustibili
4 · ultra-rapida75 sImpilamento con h > 5,0 m; sostanze o miscele pericolose ai fini dell'incendio; plastiche cellulari o schiume non classificate

Fonte: DM 3/8/2015, tab. G.3-2 (criteri in sintesi: il testo completo ha altri casi, fra cui stoccaggi HHS3, HHS4 e attività HHP1-HHP4 della UNI EN 12845).

1 · lentatα 600 s2 · mediatα 300 s3 · rapidatα 150 s4 · ultra-rapidatα 75 sOccupanti (δocc)A · Veglia, con familiaritàA1A2A3A4B · Veglia, senza familiaritàB1B2B3non ammessoC · Possono dormire *C1C2C3non ammessoD · Ricevono cure medicheD1D2non ammessonon ammessoE · In transitoE1E2E3non ammessoVelocità di crescita (δα): tempo tα in cui l'incendio raggiunge 1000 kW. Con un impiantodi controllo dell'incendio di livello V il valore può essere ridotto di un livello e unacella «non ammesso» diventa raggiungibile (G.3.2.1, c. 3). * C vale per Ci, Cii e Ciii.TAV. 08 · PROFILO DI RISCHIO RvitaSchema · DM 3/8/2015, tab. G.3-1, G.3-2, G.3-3
Rvita è la combinazione di due scelte: chi c'è nell'ambiente (lettera) e quanto in fretta può crescere l'incendio (numero).

La lettera e il numero si combinano nella tabella G.3-3: A1, A2, B3, Cii2, D2… Alcune celle sono «non ammesse»: la velocità ultra-rapida (4) non è ammessa per B, C, D ed E, e per D lo sono solo 1 e 2. Il valore di δα calcolato senza impianti di controllo dell'incendio può essere ridotto di un livello se l'attività è servita da un impianto di livello di prestazione V (capitolo S.6): è la strada per rientrare nelle celle ammesse (salvo D4, che resta non ammesso anche dopo la riduzione).

Per le destinazioni più comuni la tabella G.3-4 dà un'indicazione, non esaustiva: chi sceglie un valore diverso deve motivarlo nei documenti di progetto.

Tabella G.3-4 · Rvita per alcune destinazioni d'uso (estratto)
Destinazione d'usoRvita
Palestra scolasticaA1
Autorimessa privataA2
Ufficio non aperto al pubblico, aula scolastica, sala riunioni aziendale, archivioA2 - A3
Attività produttive, artigianali, magazzino, officina meccanicaA1 - A4
Depositi di sostanze o miscele pericoloseA4
Galleria d'arte, sala d'attesa, ristorante, studio medico, ambulatorioB1 - B2
Ufficio aperto al pubblico, museo, teatro, cinema, attività espositivaB2 - B3
Attività commerciale aperta al pubblico (al dettaglio)B2 - B4 [1]
Civile abitazioneCi2 - Ci3
Camera d'albergoCiii2 - Ciii3
Degenza ospedaliera, terapia intensiva, residenza per non autosufficientiD2
Stazione ferroviaria, aeroporto, stazione metropolitanaE2

[1] Per raggiungere un valore ammesso, δα può essere ridotto di un livello (G.3.2.1, comma 3). Fonte: DM 3/8/2015, tab. G.3-4.

Rbeni: due domande, quattro risposte

Rbeni dipende dal carattere strategico dell'attività o dell'ambito e dal suo eventuale vincolo per arte o storia. È vincolato ciò che lo è a norma di legge, oppure ciò che contiene beni vincolati; è strategico ciò che lo è a norma di legge, per pianificazioni di soccorso pubblico e difesa civile, o su indicazione del responsabile dell'attività (G.3.3).

Attività o ambito vincolato per arte o storiaNoSìAttività o ambito strategicoNoRbeni = 1Rbeni = 2SìRbeni = 3Rbeni = 4TAV. 09 · PROFILO DI RISCHIO RbeniSchema · DM 3/8/2015, tab. G.3-5
Rbeni dipende da due soli fatti: se l'attività è strategica e se è vincolata per arte o storia.

In pratica: né strategico né vincolato, Rbeni = 1; vincolato ma non strategico, 2; strategico ma non vincolato, 3; strategico e vincolato, 4.

Su richiesta del responsabile, oltre agli obblighi di legge, il progettista può aumentare Rbeni per garantire obiettivi come la continuità d'esercizio dopo un incendio.

Rambiente: significativo o no

Qui non c'è una matrice: il progettista distingue gli ambiti dove il rischio ambientale è significativo da quelli dove non lo è (G.3.4), tenendo conto dell'ubicazione, della presenza di ricettori sensibili all'esterno, dei materiali combustibili e dei prodotti della combustione, delle misure adottate. Se non diversamente indicato, o se una valutazione specifica non dice altro, Rambiente è ritenuto non significativo negli ambiti protetti da impianti automatici di completa estinzione a disponibilità superiore (capitolo S.6) e nelle attività civili (strutture sanitarie, scolastiche, alberghiere). Per gli stabilimenti soggetti al D.Lgs 105/2015 (incidenti rilevanti) il rischio ambientale è mitigato dai procedimenti autorizzativi di quel decreto.

A che cosa servono

I profili sono la chiave con cui le altre misure antincendio si attribuiscono. Rvita, in particolare, comanda l'esodo: il numero minimo di uscite oltre certe soglie, le larghezze unitarie, le lunghezze massime e il corridoio cieco si leggono in colonne che portano il suo nome; l'affollamento, invece, dipende dal tipo di attività. Lo vedi in Calcolo dell'esodo: lo stesso locale con Rvita A2 o B3 ha lunghezze d'esodo e larghezze diverse.

Dove si sbaglia più spesso

  • Prendere A, B o C dal nome dell'attività senza guardare chi c'è davvero: la tabella G.3-1 mette l'ufficio aperto al pubblico fra i B, e solo una presenza di pubblico occasionale e breve lo lascia A.
  • Scegliere δα sulla quantità occasionale di un materiale invece che sulla quantità prevalente: nelle attività civili, per esempio, il Codice non considera significative le limitate quantità di prodotti infiammabili per la pulizia adeguatamente stoccati.
  • Usare la tabella G.3-4 come elenco chiuso: è un'indicazione non esaustiva, e il Codice consente di scegliere valori diversi, motivandoli nei documenti di progetto.
  • Dimenticare di attribuire Rvita compartimento per compartimento: un'attività può averne più d'uno, e l'esodo si dimensiona sul più gravoso fra quelli serviti.
Parole e sigle usate
  • Compartimento: una parte dell'edificio separata dal resto in modo da contenere l'incendio
  • δocc, δα: le due lettere greche del Codice: δocc descrive gli occupanti, δα la velocità con cui l'incendio cresce
  • tα: secondi che la potenza dell'incendio impiega per arrivare a 1000 kW (un kilowatt è mille watt)
  • Impianto di livello di prestazione V (capitolo S.6): il livello più alto di controllo dell'incendio, esteso a tutta l'attività
  • HHS e HHP (UNI EN 12845): classi della norma sugli impianti sprinkler che descrivono i depositi (HHS) e le lavorazioni (HHP) più pericolosi
  • Ambito: porzione delimitata dell'attività (un piano, un compartimento, un locale…), anche l'intera attività
  • qf, MJ/m²: carico d'incendio specifico: l'energia che liberano i materiali presenti, per metro quadrato di superficie (megajoule al metro quadrato)
  • Indicatori speditivi: valori sintetici, rapidi da attribuire, che non sostituiscono la valutazione dettagliata
  • Ricettori sensibili: luoghi o persone all'esterno particolarmente esposti agli effetti dell'incendio (per esempio scuole, ospedali, corsi d'acqua: sono esempi nostri, il Codice non li elenca)
  • A disponibilità superiore: impianto con un livello di disponibilità più elevato di quello minimo previsto dalle norme di riferimento (Codice, G.1)
  • Strategico: attività o ambito considerato tale per legge, per i piani di soccorso o per scelta del responsabile
  • Vincolato: tutelato per arte o storia a norma di legge
Che cosa è e che cosa non è

È una spiegazione del metodo. Non sostituisce il progetto: profili di rischio, affollamento, uscite e classi li attribuisce e li firma il professionista antincendio, sulla base dell'attività reale.

Ing. Eduardo Boenzi Ingegnere · professionista antincendio iscritto negli elenchi del Ministero dell'Interno n. BN01760I00507 · Ordine degli Ingegneri della Provincia di Benevento n. 1760

Segue la prevenzione incendi dal progetto al rinnovo, gli impianti antincendio, elettrici e termici, la sicurezza sul lavoro e nei cantieri, l'energia e le pratiche catastali. Con l'Ing. Gennaro Mercaldo lavora insieme come Boenzi Mercaldo: in entrambe le sedi, a Pordenone e ad Airola (BN), lo studio segue tutti i servizi. Questi testi rispondono una volta per tutte alle domande che arrivano allo studio, e vengono aggiornati quando la norma cambia.

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