qf,d = δq1 · δq2 · δn · qfclasse minima di resistenza al fuocoqf,d crescente: classe da 15 a 240TAV. 16 · CARICO D'INCENDIO · CLASSE MINIMASchema · DM 3/8/2015, S.2, tab. S.2-3

Antincendio

Carico d'incendio e resistenza al fuoco: come si passa dai materiali alla classe

Quanto brucia un magazzino, e quanto devono resistere le sue strutture? Il Codice risponde con una formula a quattro fattori e una tabella a gradini. Le ripercorriamo con un esempio, e mostriamo quanto contano gli impianti nel ridurre la classe.

Ing. Eduardo BoenziAntincendioLettura: 9 minutiTesto del Codice riscontrato l'11 ottobre 2026
Il testo su cui si legge

I valori e i paragrafi di questo articolo sono quelli del Codice di prevenzione incendi (DM 3 agosto 2015, allegato 1) nell'edizione coordinata dei Vigili del fuoco in vigore dal 1° gennaio 2023, revisione 00, riscontrati sul testo l'11 ottobre 2026. Una ricerca in rete della stessa data, limitata ai capitoli G.3, S.2 e S.4 e agli anni 2025 e 2026, non ha dato provvedimenti che li modifichino; per gli altri capitoli citati non è stata fatta. Non è un riscontro in Gazzetta Ufficiale, che va fatto prima di usare un valore in un progetto. Questa è la spiegazione di un metodo, non un calcolo da depositare.

A che cosa serve la resistenza al fuoco

La resistenza al fuoco garantisce la capacità portante delle strutture in condizioni di incendio e la capacità di compartimentazione, per il tempo minimo necessario a raggiungere gli obiettivi di sicurezza (S.2.1). Il tempo si esprime in classi, in minuti: i gradini della tabella S.2-3 sono 15, 30, 45, 60, 90, 120, 180 e 240 (il capitolo S.2 usa anche altre classi, come 20 e 360). La classe da garantire dipende dal carico d'incendio del compartimento: più c'è da bruciare, più a lungo la struttura deve reggere.

Quale livello di prestazione

Il Codice prevede cinque livelli di prestazione (tabella S.2-1): dal I (assenza di conseguenze esterne per collasso strutturale) al V (mantenimento della totale funzionalità dopo l'incendio). Il III vale per tutte le opere che non rientrano negli altri criteri (tabella S.2-2). Il livello II si attribuisce, fra le altre condizioni, a opere compartimentate rispetto alle adiacenti, con un solo responsabile dell'attività, Rvita A1-A4, Rbeni pari a 1, densità di affollamento ≤ 0,2 persone/m², non prevalentemente per occupanti con disabilità, con piani fra -5 m e 12 m; il livello I è per opere compartimentate e strutturalmente separate dalle altre, tali che un cedimento non arrechi danni ad altre opere o all'esterno, con un solo responsabile, Rbeni pari a 1 e senza occupanti se non la presenza occasionale e breve di personale addetto; IV e V su richiesta del committente, dei capitolati o dell'autorità competente per attività di particolare importanza.

Tabella S.2-1 · Livelli di prestazione
LivelloDescrizione
IAssenza di conseguenze esterne per collasso strutturale
IIMantenimento dei requisiti per un periodo sufficiente all'evacuazione degli occupanti in luogo sicuro all'esterno
IIIMantenimento dei requisiti per un periodo congruo con la durata dell'incendio
IVDopo la fine dell'incendio, un limitato danneggiamento della costruzione
VDopo la fine dell'incendio, il mantenimento della totale funzionalità

Fonte: DM 3/8/2015, tab. S.2-1 (descrizioni in sintesi).

La classe minima

Per il livello III la classe minima si ricava dal carico d'incendio specifico di progetto qf,d, in MJ/m², con la tabella S.2-3. Per il livello IV, ai fini della capacità portante, si applicano le soluzioni conformi del III (con alcune esclusioni, S.2.4.4); il livello II richiede almeno la classe 30, o meno se il livello III la consente per il qf,d del compartimento. Per il livello III, fino a 200 MJ/m² compresi non sono richiesti requisiti minimi di resistenza al fuoco per le strutture.

Tabella S.2-3 · Classe minima di resistenza al fuoco
qf,dClasse minima
≤ 200 MJ/m²Nessun requisito
≤ 300 MJ/m²15
≤ 450 MJ/m²30
≤ 600 MJ/m²45
≤ 900 MJ/m²60
≤ 1200 MJ/m²90
≤ 1800 MJ/m²120
≤ 2400 MJ/m²180
> 2400 MJ/m²240

Fonte: DM 3/8/2015, tab. S.2-3.

nessuno≤ 20015≤ 30030≤ 45045≤ 60060≤ 90090≤ 1200120≤ 1800180≤ 2400240> 2400qf,d [MJ/m²]: carico d'incendio specifico di progettoClasse minima di resistenza al fuoco (livello di prestazione III)In ambra le due classi dell'esempio svolto: 512,2MJ/m² → classe 45; 669,6 MJ/m² → classe 60.TAV. 13 · CLASSE MINIMA DI RESISTENZA AL FUOCOSchema · DM 3/8/2015, tab. S.2-3
La classe sale a gradini con il carico d'incendio di progetto: fino a 200 MJ/m² compresi non si chiede nulla, oltre 2400 si chiede 240.

La formula del carico d'incendio

Il carico d'incendio specifico di progetto si calcola con la formula S.2-4 (S.2.9):

qf,d = δq1 · δq2 · δn · qf

dove qf è il carico d'incendio specifico nominale, in MJ/m², dato dalla formula S.2-5:

qf = Σ (gi · Hi · mi · psii) / A

  • gi: massa dell'i-esimo materiale combustibile, in kg;
  • Hi: suo potere calorifico inferiore, in MJ/kg: si determina in laboratorio (UNI EN ISO 1716), o si prende dal prospetto E3 della UNI EN 1991-1-2, o dalla letteratura tecnica;
  • mi: fattore di partecipazione alla combustione, 0,80 per il legno e gli altri materiali cellulosici, 1,00 per tutti gli altri;
  • psii: fattore di limitazione: 0 per i materiali in contenitori progettati per resistere al fuoco (almeno EI 15, come gli armadi per liquidi infiammabili); 0,85 per quelli in contenitori non combustibili che conservano l'integrità, non progettati per resistere al fuoco; 1 in tutti gli altri casi;
  • A: superficie lorda del piano del compartimento, in m² (o, negli incendi localizzati, la superficie effettiva di distribuzione del carico).

I tre coefficienti

Il carico nominale si corregge con tre fattori. Il primo guarda la dimensione del compartimento: più è grande, più l'incendio è difficile da controllare.

Tabella S.2-6 · δq1
Superficie lorda del compartimentoδq1
A < 500 m²1,00
500 ≤ A < 1000 m²1,20
1000 ≤ A < 2500 m²1,40
2500 ≤ A < 5000 m²1,60
5000 ≤ A < 10000 m²1,80
A ≥ 10000 m²2,00

Fonte: DM 3/8/2015, tab. S.2-6.

Il secondo, δq2, guarda il tipo di attività, in tre classi di rischio: I (basso rischio di innesco, di propagazione e possibilità di controllo da parte delle squadre di emergenza), 0,80; II (moderato), 1,00; III (alto), 1,20. La classe si sceglie in base alle tre grandezze della descrizione (tabella S.2-7).

Il terzo, δn, è il prodotto dei coefficienti delle misure antincendio presenti. Le misure elencate nella tabella riducono il carico di progetto, ciascuna con il suo coefficiente; le righe dello stesso gruppo (per esempio i due livelli del controllo dell'incendio) sono livelli diversi della stessa misura: un compartimento ha un solo livello di prestazione, quindi se ne applica uno (è una nostra lettura, il Codice dice solo che δn è il prodotto dei coefficienti delle misure presenti):

Tabella S.2-8 · δni
Misura antincendio minimaδni
Controllo dell'incendio livello III (S.6): rete idranti con protezione interna0,90
Controllo dell'incendio livello III: rete idranti con protezione interna ed esterna0,80
Controllo dell'incendio livello IV: sistema automatico ad acqua o schiuma e rete idranti con protezione interna0,54
Controllo dell'incendio livello IV: altro sistema automatico e rete idranti con protezione interna0,72
Controllo dell'incendio livello IV: sistema automatico ad acqua o schiuma e rete idranti con protezione interna ed esterna0,48
Controllo dell'incendio livello IV: altro sistema automatico e rete idranti con protezione interna ed esterna0,64
Gestione della sicurezza antincendio livello II (S.5), con addetti presenti 24 ore su 240,90
Controllo di fumi e calore livello III (S.8)0,90
Rivelazione ed allarme livello III (S.7)0,85
Operatività antincendio livello IV (S.9)0,81

Fonte: DM 3/8/2015, tab. S.2-8.

Un esempio svolto: un magazzino di 800 m²

Dati di esempio

Compartimento di 800 m² lordi. Materiale cellulosico (cartone e carta) 24 000 kg e materiale plastico 3 000 kg. I poteri calorifici (17 MJ/kg per la cellulosa e 40 MJ/kg per la plastica) sono ipotesi di questo esempio, scelte per chiarezza: in un progetto si prendono dalla fonte scelta (prova o prospetto E3), con la fonte citata.

  1. Carico nominale. Cellulosa: 24 000 × 17 × 0,80 × 1 = 326 400 MJ. Plastica: 3 000 × 40 × 1,00 × 1 = 120 000 MJ. Somma 446 400 MJ, divisa per 800 m²: qf = 558 MJ/m².
  2. Coefficienti. 800 m² cade in 500 ≤ A < 1000: δq1 = 1,20. Attività di rischio moderato, classe II: δq2 = 1,00. Rete idranti con protezione interna (0,90) e rivelazione e allarme di livello III (0,85): δn = 0,90 × 0,85 = 0,765.
  3. Carico di progetto. qf,d = 1,20 × 1,00 × 0,765 × 558 = 512,2 MJ/m²: nella fascia «≤ 600», classe 45.
  4. Senza le due misure, δn = 1: 1,20 × 558 = 669,6 MJ/m², fascia «≤ 900», classe 60.
qf,d = δq1 · δq2 · δn · qfδq1dimensionecompartimento 800 m²tab. S.2-61,20δq2tipo di attivitàclasse di rischio IItab. S.2-71,00δnmisure antincendio0,90 × 0,85(idranti, rivelazione)tab. S.2-80,765qfcarico nominaleΣ g·H·m·psi / A(S.2-5)558 MJ/m²Risultato: 1,20 × 1,00 × 0,765 × 558 = 512,2 MJ/m² → classe minima 45Senza le due misure (δn = 1): 1,20 × 558 = 669,6 MJ/m² → classe minima 60TAV. 14 · CARICO D'INCENDIO DI PROGETTOSchema · DM 3/8/2015, S.2.9, tab. S.2-6, S.2-7, S.2-8 · valori dell'esempio
Quattro fattori, un risultato: il carico nominale si corregge per la dimensione del compartimento, per il tipo di attività e per le misure antincendio presenti.
Che cosa insegna l'esempio

Le misure hanno fatto scendere la classe da 60 a 45, e conta soprattutto la rivelazione: da sola porta il carico a 569,2 MJ/m² (classe 45), gli idranti da soli a 602,6 (ancora classe 60, per un soffio). Non è una scorciatoia: gli impianti si installano per proteggere le persone, e il Codice ne tiene conto anche nel dimensionare le strutture. Ma è la ragione per cui la scelta degli impianti e quella della protezione strutturale si fanno insieme.

Che cosa resta fuori

  • La classe è il requisito. Che trave, pilastro o solaio lo soddisfino si dimostra in base agli incendi convenzionali di progetto (S.2.5): è il lavoro di calcolo strutturale, che non trattiamo qui.
  • Le tabelle sono le soluzioni conformi del livello III. Con le soluzioni alternative, o con una valutazione statistica del carico d'incendio, si può arrivare a valori diversi; per la valutazione statistica il Codice chiede valori con probabilità di superamento inferiore al 20% (S.2.9, comma 2).
  • Alcune strutture (tensostrutture, membrane, strutture in lega di alluminio, allestimenti temporanei in tubo e giunto) sono vulnerabili all'incendio e si ritengono idonee, preferibilmente, solo per costruzioni con livelli di prestazione I o II, senza escludere l'impiego per livelli superiori (S.2.8).
Parole e sigle usate
  • Rvita, Rbeni: profili di rischio per la vita e per i beni, spiegati nell'articolo sui profili
  • Compartimento: una parte dell'edificio separata dal resto in modo da contenere l'incendio; senza separazioni, coincide con l'intero edificio
  • Capacità portante: la capacità della struttura di reggere i carichi mentre brucia
  • Potere calorifico inferiore: energia che libera un chilogrammo di materiale bruciando, in megajoule al chilo (MJ/kg)
  • Protezione interna, interna ed esterna: rete di idranti dentro l'edificio, oppure anche all'esterno
  • MJ/m²: megajoule al metro quadrato: l'energia che libera la combustione di tutto ciò che c'è, divisa per la superficie del piano
  • Σ: somma: si calcola un termine per ogni materiale e poi si sommano
  • psi (la lettera greca): fattore che tiene conto di un contenitore che protegge il materiale dal fuoco
  • Classe 45: la struttura deve conservare capacità portante e compartimentazione per 45 minuti di incendio standard
  • EI 15: un elemento che per 15 minuti garantisce tenuta ai fumi e ai gas caldi (E) e isolamento termico (I)
  • UNI EN ISO 1716, prospetto E3 della UNI EN 1991-1-2: metodo di prova e tabella di riferimento per il potere calorifico dei materiali
  • Soluzioni conformi e alternative: le conformi sono quelle già descritte dal Codice; le alternative si dimostrano con altri metodi
  • Incendi convenzionali di progetto: curve di incendio assunte per calcolare la risposta delle strutture
Che cosa è e che cosa non è

È una spiegazione del metodo. Non sostituisce il progetto: profili di rischio, affollamento, uscite e classi li attribuisce e li firma il professionista antincendio, sulla base dell'attività reale.

Ing. Eduardo Boenzi Ingegnere · professionista antincendio iscritto negli elenchi del Ministero dell'Interno n. BN01760I00507 · Ordine degli Ingegneri della Provincia di Benevento n. 1760

Segue la prevenzione incendi dal progetto al rinnovo, gli impianti antincendio, elettrici e termici, la sicurezza sul lavoro e nei cantieri, l'energia e le pratiche catastali. Con l'Ing. Gennaro Mercaldo lavora insieme come Boenzi Mercaldo: in entrambe le sedi, a Pordenone e ad Airola (BN), lo studio segue tutti i servizi. Questi testi rispondono una volta per tutte alle domande che arrivano allo studio, e vengono aggiornati quando la norma cambia.

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