Antincendio
Carico d'incendio e resistenza al fuoco: come si passa dai materiali alla classe
Quanto brucia un magazzino, e quanto devono resistere le sue strutture? Il Codice risponde con una formula a quattro fattori e una tabella a gradini. Le ripercorriamo con un esempio, e mostriamo quanto contano gli impianti nel ridurre la classe.
I valori e i paragrafi di questo articolo sono quelli del Codice di prevenzione incendi (DM 3 agosto 2015, allegato 1) nell'edizione coordinata dei Vigili del fuoco in vigore dal 1° gennaio 2023, revisione 00, riscontrati sul testo l'11 ottobre 2026. Una ricerca in rete della stessa data, limitata ai capitoli G.3, S.2 e S.4 e agli anni 2025 e 2026, non ha dato provvedimenti che li modifichino; per gli altri capitoli citati non è stata fatta. Non è un riscontro in Gazzetta Ufficiale, che va fatto prima di usare un valore in un progetto. Questa è la spiegazione di un metodo, non un calcolo da depositare.
A che cosa serve la resistenza al fuoco
La resistenza al fuoco garantisce la capacità portante delle strutture in condizioni di incendio e la capacità di compartimentazione, per il tempo minimo necessario a raggiungere gli obiettivi di sicurezza (S.2.1). Il tempo si esprime in classi, in minuti: i gradini della tabella S.2-3 sono 15, 30, 45, 60, 90, 120, 180 e 240 (il capitolo S.2 usa anche altre classi, come 20 e 360). La classe da garantire dipende dal carico d'incendio del compartimento: più c'è da bruciare, più a lungo la struttura deve reggere.
Quale livello di prestazione
Il Codice prevede cinque livelli di prestazione (tabella S.2-1): dal I (assenza di conseguenze esterne per collasso strutturale) al V (mantenimento della totale funzionalità dopo l'incendio). Il III vale per tutte le opere che non rientrano negli altri criteri (tabella S.2-2). Il livello II si attribuisce, fra le altre condizioni, a opere compartimentate rispetto alle adiacenti, con un solo responsabile dell'attività, Rvita A1-A4, Rbeni pari a 1, densità di affollamento ≤ 0,2 persone/m², non prevalentemente per occupanti con disabilità, con piani fra -5 m e 12 m; il livello I è per opere compartimentate e strutturalmente separate dalle altre, tali che un cedimento non arrechi danni ad altre opere o all'esterno, con un solo responsabile, Rbeni pari a 1 e senza occupanti se non la presenza occasionale e breve di personale addetto; IV e V su richiesta del committente, dei capitolati o dell'autorità competente per attività di particolare importanza.
| Livello | Descrizione |
|---|---|
| I | Assenza di conseguenze esterne per collasso strutturale |
| II | Mantenimento dei requisiti per un periodo sufficiente all'evacuazione degli occupanti in luogo sicuro all'esterno |
| III | Mantenimento dei requisiti per un periodo congruo con la durata dell'incendio |
| IV | Dopo la fine dell'incendio, un limitato danneggiamento della costruzione |
| V | Dopo la fine dell'incendio, il mantenimento della totale funzionalità |
Fonte: DM 3/8/2015, tab. S.2-1 (descrizioni in sintesi).
La classe minima
Per il livello III la classe minima si ricava dal carico d'incendio specifico di progetto qf,d, in MJ/m², con la tabella S.2-3. Per il livello IV, ai fini della capacità portante, si applicano le soluzioni conformi del III (con alcune esclusioni, S.2.4.4); il livello II richiede almeno la classe 30, o meno se il livello III la consente per il qf,d del compartimento. Per il livello III, fino a 200 MJ/m² compresi non sono richiesti requisiti minimi di resistenza al fuoco per le strutture.
| qf,d | Classe minima |
|---|---|
| ≤ 200 MJ/m² | Nessun requisito |
| ≤ 300 MJ/m² | 15 |
| ≤ 450 MJ/m² | 30 |
| ≤ 600 MJ/m² | 45 |
| ≤ 900 MJ/m² | 60 |
| ≤ 1200 MJ/m² | 90 |
| ≤ 1800 MJ/m² | 120 |
| ≤ 2400 MJ/m² | 180 |
| > 2400 MJ/m² | 240 |
Fonte: DM 3/8/2015, tab. S.2-3.
La formula del carico d'incendio
Il carico d'incendio specifico di progetto si calcola con la formula S.2-4 (S.2.9):
qf,d = δq1 · δq2 · δn · qf
dove qf è il carico d'incendio specifico nominale, in MJ/m², dato dalla formula S.2-5:
qf = Σ (gi · Hi · mi · psii) / A
- gi: massa dell'i-esimo materiale combustibile, in kg;
- Hi: suo potere calorifico inferiore, in MJ/kg: si determina in laboratorio (UNI EN ISO 1716), o si prende dal prospetto E3 della UNI EN 1991-1-2, o dalla letteratura tecnica;
- mi: fattore di partecipazione alla combustione, 0,80 per il legno e gli altri materiali cellulosici, 1,00 per tutti gli altri;
- psii: fattore di limitazione: 0 per i materiali in contenitori progettati per resistere al fuoco (almeno EI 15, come gli armadi per liquidi infiammabili); 0,85 per quelli in contenitori non combustibili che conservano l'integrità, non progettati per resistere al fuoco; 1 in tutti gli altri casi;
- A: superficie lorda del piano del compartimento, in m² (o, negli incendi localizzati, la superficie effettiva di distribuzione del carico).
I tre coefficienti
Il carico nominale si corregge con tre fattori. Il primo guarda la dimensione del compartimento: più è grande, più l'incendio è difficile da controllare.
| Superficie lorda del compartimento | δq1 |
|---|---|
| A < 500 m² | 1,00 |
| 500 ≤ A < 1000 m² | 1,20 |
| 1000 ≤ A < 2500 m² | 1,40 |
| 2500 ≤ A < 5000 m² | 1,60 |
| 5000 ≤ A < 10000 m² | 1,80 |
| A ≥ 10000 m² | 2,00 |
Fonte: DM 3/8/2015, tab. S.2-6.
Il secondo, δq2, guarda il tipo di attività, in tre classi di rischio: I (basso rischio di innesco, di propagazione e possibilità di controllo da parte delle squadre di emergenza), 0,80; II (moderato), 1,00; III (alto), 1,20. La classe si sceglie in base alle tre grandezze della descrizione (tabella S.2-7).
Il terzo, δn, è il prodotto dei coefficienti delle misure antincendio presenti. Le misure elencate nella tabella riducono il carico di progetto, ciascuna con il suo coefficiente; le righe dello stesso gruppo (per esempio i due livelli del controllo dell'incendio) sono livelli diversi della stessa misura: un compartimento ha un solo livello di prestazione, quindi se ne applica uno (è una nostra lettura, il Codice dice solo che δn è il prodotto dei coefficienti delle misure presenti):
| Misura antincendio minima | δni |
|---|---|
| Controllo dell'incendio livello III (S.6): rete idranti con protezione interna | 0,90 |
| Controllo dell'incendio livello III: rete idranti con protezione interna ed esterna | 0,80 |
| Controllo dell'incendio livello IV: sistema automatico ad acqua o schiuma e rete idranti con protezione interna | 0,54 |
| Controllo dell'incendio livello IV: altro sistema automatico e rete idranti con protezione interna | 0,72 |
| Controllo dell'incendio livello IV: sistema automatico ad acqua o schiuma e rete idranti con protezione interna ed esterna | 0,48 |
| Controllo dell'incendio livello IV: altro sistema automatico e rete idranti con protezione interna ed esterna | 0,64 |
| Gestione della sicurezza antincendio livello II (S.5), con addetti presenti 24 ore su 24 | 0,90 |
| Controllo di fumi e calore livello III (S.8) | 0,90 |
| Rivelazione ed allarme livello III (S.7) | 0,85 |
| Operatività antincendio livello IV (S.9) | 0,81 |
Fonte: DM 3/8/2015, tab. S.2-8.
Un esempio svolto: un magazzino di 800 m²
Compartimento di 800 m² lordi. Materiale cellulosico (cartone e carta) 24 000 kg e materiale plastico 3 000 kg. I poteri calorifici (17 MJ/kg per la cellulosa e 40 MJ/kg per la plastica) sono ipotesi di questo esempio, scelte per chiarezza: in un progetto si prendono dalla fonte scelta (prova o prospetto E3), con la fonte citata.
- Carico nominale. Cellulosa: 24 000 × 17 × 0,80 × 1 = 326 400 MJ. Plastica: 3 000 × 40 × 1,00 × 1 = 120 000 MJ. Somma 446 400 MJ, divisa per 800 m²: qf = 558 MJ/m².
- Coefficienti. 800 m² cade in 500 ≤ A < 1000: δq1 = 1,20. Attività di rischio moderato, classe II: δq2 = 1,00. Rete idranti con protezione interna (0,90) e rivelazione e allarme di livello III (0,85): δn = 0,90 × 0,85 = 0,765.
- Carico di progetto. qf,d = 1,20 × 1,00 × 0,765 × 558 = 512,2 MJ/m²: nella fascia «≤ 600», classe 45.
- Senza le due misure, δn = 1: 1,20 × 558 = 669,6 MJ/m², fascia «≤ 900», classe 60.
Le misure hanno fatto scendere la classe da 60 a 45, e conta soprattutto la rivelazione: da sola porta il carico a 569,2 MJ/m² (classe 45), gli idranti da soli a 602,6 (ancora classe 60, per un soffio). Non è una scorciatoia: gli impianti si installano per proteggere le persone, e il Codice ne tiene conto anche nel dimensionare le strutture. Ma è la ragione per cui la scelta degli impianti e quella della protezione strutturale si fanno insieme.
Che cosa resta fuori
- La classe è il requisito. Che trave, pilastro o solaio lo soddisfino si dimostra in base agli incendi convenzionali di progetto (S.2.5): è il lavoro di calcolo strutturale, che non trattiamo qui.
- Le tabelle sono le soluzioni conformi del livello III. Con le soluzioni alternative, o con una valutazione statistica del carico d'incendio, si può arrivare a valori diversi; per la valutazione statistica il Codice chiede valori con probabilità di superamento inferiore al 20% (S.2.9, comma 2).
- Alcune strutture (tensostrutture, membrane, strutture in lega di alluminio, allestimenti temporanei in tubo e giunto) sono vulnerabili all'incendio e si ritengono idonee, preferibilmente, solo per costruzioni con livelli di prestazione I o II, senza escludere l'impiego per livelli superiori (S.2.8).
- Rvita, Rbeni: profili di rischio per la vita e per i beni, spiegati nell'articolo sui profili
- Compartimento: una parte dell'edificio separata dal resto in modo da contenere l'incendio; senza separazioni, coincide con l'intero edificio
- Capacità portante: la capacità della struttura di reggere i carichi mentre brucia
- Potere calorifico inferiore: energia che libera un chilogrammo di materiale bruciando, in megajoule al chilo (MJ/kg)
- Protezione interna, interna ed esterna: rete di idranti dentro l'edificio, oppure anche all'esterno
- MJ/m²: megajoule al metro quadrato: l'energia che libera la combustione di tutto ciò che c'è, divisa per la superficie del piano
- Σ: somma: si calcola un termine per ogni materiale e poi si sommano
- psi (la lettera greca): fattore che tiene conto di un contenitore che protegge il materiale dal fuoco
- Classe 45: la struttura deve conservare capacità portante e compartimentazione per 45 minuti di incendio standard
- EI 15: un elemento che per 15 minuti garantisce tenuta ai fumi e ai gas caldi (E) e isolamento termico (I)
- UNI EN ISO 1716, prospetto E3 della UNI EN 1991-1-2: metodo di prova e tabella di riferimento per il potere calorifico dei materiali
- Soluzioni conformi e alternative: le conformi sono quelle già descritte dal Codice; le alternative si dimostrano con altri metodi
- Incendi convenzionali di progetto: curve di incendio assunte per calcolare la risposta delle strutture
È una spiegazione del metodo. Non sostituisce il progetto: profili di rischio, affollamento, uscite e classi li attribuisce e li firma il professionista antincendio, sulla base dell'attività reale.
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